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TELEVISIONdi
Giuliano Mori
Cerco
tra le vecchie immagini e le
cose un futuro che piace a me
soffro
alla tv, vivo alla tv, cerco alla tv, credo alla tv vivo
alla tv, penso alla tv
tra
poco dovrò arrendermi
amerò una diva in olografia
piango
alla tv, rido alla tv, scrivo alla tv, corro alla tv, rischio
alla tv, cado alla tv
esco
ed entro da un film sono
io l’eroe non muoio mai, fino in fondo cambierò
i canali con l’idea
soffro
alla tv, vivo alla tv, credo alla tv, odio la tv, mangio
alla tv, cresco alla tv
cambio
ancora dentro e fuori cosa fare come
un sogno amore senza pensare che
l’immagine irreale alla fine siamo noi ma
tu dimmi veramente cosa sei sei
l’amore o un attimo che fugge via con
un gesto telecomandato della vita
piango
alla tv, soffro alla tv, odio la tv, rompo la tv, giro
la tv, graffio la tv
io
rimango sempre solo, tanto solo non
mi va in questo sangue
piango
alla tv, soffro alla
tv, grido alla tv, giuro
alla tv, sono la tv, cerco la tv
in
questo sangue in
questo sangue SPENGO
LA TV
LA
STORIA INIZIA INDIETRO di
Marco Saya
la
storia inizia indietro, pianti
neonati in una villetta sudamericana, lumache
alle pareti bianche
e scrostate con
l’atlantico ai piedi. “dov’è
papà?”, “in
giro per il mondo”, la tata mi sollevava già
sballottato di mano in mano…
gli
aquiloni, con quel vento lì, un
tiro alla fune verso l’alto. manca
la stretta sicura, un
dubbio che mi porto da sempre, una
risposta persa tra la sabbia fine. “cosa
aspetti a tornare a casa?” corrono
le piccole gambe, corrono
i giorni da rito uguali.
la
finestra sorride al poco verde -
ora - stretto tra mura di polveri. “dov’è
la ciclabile?”, e “quel tram che mi salutava?” e
"l’adolescente che scalava la vetta della vita?” si
affaccia da altri balconi, la
Milano volgare, incancrenisce
immagini di
figurine, copie di abitanti. l’onda
mi veniva incontro, amica
nel gioco dello spruzzo. il
Corcovado ci abbracciava con
il calore, colori della gioia. non
sapevo di povertà. non
sapevo di sifilide. non
sapevo di multinazionali. sapevo
di essere felice.
il
grigiore di un open space in
finte periferie adornate con
lampioni simil Versailles, sparuti come
bianchi cigni stagnanti di contorno a
quattro sedie thonet da bar. “che
ti va di prendere?” per
ammazzare la noia del
pre solarium chè nuovi
raggi anticipano il sereno. la
strada saliva tortuosa, un
chiosco di banane - pit stop – anticipava
la vista del Cristo. le
vie sono tutte uguali, oggi, una
foto sbiadita qua e là segna
un percorso di croci e
quel Padre l’ho perso nell’infanzia
della mente. “hai
preparato l’offerta?”, ti chiede un estraneo. “hai
fatto i compiti?”, ripeteva mia madre. ora
capisco la congiunzione degli intenti, figlia
della rabbia disperata rassegnata
al voto di castità come
appartenere, essere in questo mondo e
avvertirne il recinto perché
fuori è buio pesto.
il
tempo aiuta a morire. “che
ore sono?”, il
ricordo è vita a ritroso come
quando torni sui tuoi passi, come
quando gli alberi sfrecciano
impazziti perché
i tuoi occhi vedono
frazioni di intervalli e
la storia inizia indietro. IO
SONO QUI di
Mauro Righi
Mi
piace starmene qui solo
a pensare di esserci respirare inspirare mettere
un piede davanti all’altro ascoltare
in silenzio il mondo che gira inseguendo
i capricci della sua follia stanca Mi
piace starmene qui sono
un uomo che scrive storie da
quando ha scoperto che
non fa più per lui abbandonare
tutto e diventare un giocatore di biliardo ho
chiuso con queste cazzate voglio
solo scrivere poesie e
guardare il mondo che inciampa negli sguardi
BLUES
ON THE MIRROR di
Giuliano Mori
Ho
provato a soffrire senza capire per cosa mi
sono guardato allo specchio con su il vestito migliore poi
mi sono spogliato di colpo per levarmi di dosso un amore mi
sono infilato nel letto da solo ho
fissato il soffitto perché dicono che faccia pensare ho
capito si ho capito che bisogna accettare il sorriso e
lasciarlo poi andare non
ho capito più niente ma non è facile comprendere il mare ne
i tuoi occhi che dicono che mi vuoi bene ma
giocano sempre a farmi inquietare, inquietare Non
ho capito più niente ma ho capito qualcosa un
amore se è grande rimane nell’aria per sempre e
continua ad amare continua ad amare ho
provato a impazzire senza poter fare qualcosa mi
sono guardato allo specchio con rabbia poi
mi sono spogliato per levarmi di dosso un amore ma
l’amore se n’era già andato da prima era
tornato a volare perché
un amore se è grande rimane
nell’aria per sempre e continua ad amare nei
tuoi occhi che dicono che mi vuoi bene ma
giocano sempre a farmi inquietare, inquietare
BLACK
HOLE BLUES di
Mario Frighi
Sulla
porta dell’Inferno c’era scritto lasciate
ogni speranza voi ch’entrate Lasciammo
ogni viltà e ogni sospetto entrammo
in una porta dal colore scuro Abbiamo
visto gente ignara e ferma col
cellulare acceso e i capelli dritti non
ragioniam di lor ma guarda e passa passammo
sopra i loro sguardi vuoti dentro
discoteche dal suono uguale dentro
un labirinto di pubblicità Amor,
ch'al cor gentil ratto s’apprende amor,
ch'a nullo amato amar perdona lo
dissi a una ragazza in
un videogioco scemo un
mostro alato sputava sentenze un
verme immondo gli usciva dagli occhi guardai
la ragazza e senza parlare la
bocca le baciai tutto tremante poi
il video andò in crash e tutto andò in fumo un
boato improvviso scosse la sala dentro
una nuvola di vodka e di gin volarono
muscoli, plastica e pelli tatuate e
venni men così com’io morisse
Tra
nuovi tormenti e nuovi tormentati, la
notte continuammo il nostro viaggio e
volta nostra poppa nel mattino de
remi facemmo ali al folle volo. La
molta gente e le diverse piaghe le
facce disperate sopra i marciapiedi, siringhe
accese sullo stesso canale, MTV
continuava a sparare e
allora il disgusto si fece più forte e
quando Vanni Fucci ci fece le fiche e
un modello parlava col culo di Armani io
dissi basta, è ora di andare e
vidi un ruscello con l’acqua più chiara, salimmo
in silenzio per un buco rotondo e
dopo aver ripulito le vene e la pelle uscimmo insieme a rivedere le stelle.
CHIUSO di
Mauro Righi
Il
mondo è chiuso Fuori
per ferie O
andato a prendersi un caffè O
forse gira ancora Impiantato
sul suo asse Ma
a me non ha lasciato detto niente Neanche
un bigliettino Sul comò dell’eternità
BORDER
LINE di
Mario Frighi
Cammino
sul confine tra centro e metropoli strade
circolari tangenziali muri di gomme emigranti
impiegati prostitute in auto Fiat maglioncini
girocollo, cagnolini, resti di bond senza garanzie. Sul
confine si muore e si vive si
annulla ogni storia e ogni storia prende forma Il
confine non ha colore ha l’odore dell’acqua che cancella ogni cosa.
QUEL
SENSO DI VUOTO di
Giuliano Mori Ho
abbandonato quel senso di vuoto, l'ho
lasciato cadere in uno dei tanti bidoni del vetro. L'ho
lanciato con forza tra schegge,
etichette
a brandelli taglienti, liquami
puzzolenti e squallori. Ne
avevo un sacchetto pieno e uno a uno li
ho lanciati con la loro etichetta rancore, odio,
delusione, cattiveria, quei
sensi di vuoto racchiusi in bottiglia. Non mi sono nemmeno tagliato. DOVE
VAI di
Marco Saya
“dove
vai?” mi chiedeva mia madre
MILANO di
Marco Saya
milano,
quando ci sbarcai era bella,
ALL’IMPROVVISO UNA FORTE ISPIRAZIONE, QUASI
INCONTROLLABILE, SI E’IMPADRONITA DI ME di Mario Frighi Senti
bella, scordati
l’io, l’alba, il cielo, il tramonto il
mare, l’orizzonte, il grigio del crepuscolo i
colori dell’autunno, il cuore, le
mani di lui, il tenero sguardo Aleppo,
la Siria, il lago di Como scordati
l’io, la rima, il rimpianto, la storia non
parlare del dopo, del prima, dell’ombra dei morti della
sera in penombra dei
fiori del prato, Prendi
una penna e un foglio di bronzo scrivi
se puoi, se vuoi ridi,
leggi, ascolta, taci però
ti prego, per
l’ultima volta, te
lo chiedo in ginocchio, angosce,
racconti, romanzi, poesie non
parlare, lasciami in pace, ci
sentiamo alla fine del tempo, non
mi annoiare più.
SCOPPI
D’IRA
di
Giuliano Mori
Impasto
vulcanico dei miei nervi, rioliti
contagiose, basalti infettivi, esempi
d'immobilità fluida, di staticità morbosa, fusa
e ghiacciata nell'istante Hic et Nunc. Il
magma é parte della mia attesa, sangue
rappreso, sperma seccato nel buio, idea
ribollente in profondità, schizzo
nell’aria. Datemi
una scintilla, datemi
una possibilità macabra di dissanguamento, il
godimento di un tentativo di riscatto, un
vomito rimesso, rinnegato, ringoiato
nel tempo d'attesa della pubblica creatività. Datemi
almeno una lava funicolare contorta come canapa rovente
tra le mie mani, per scendere
verso gli inferi del mio luminoso crogiolo, immondo animale
che ha l'ingrato compito di consumare se stesso.
TANTO
PER DIRE Di
Mauro Righi
Metto
in scena i miei difetti Mentre
fumo assorto E
ascolto solo tre parole di tutto quello che dici E
sono intollerante E
non mi piacciono i comunisti E
non mi piacciono le frasi fatte E
tutto quel che si dice Tanto Per Dire Perché
non ci sono più le mezze stagioni E
a Milano non si trova mai parcheggio
E
SE TI CHIEDESSI COSA RIMANE DELLA VITA? di
Mario Frighi
"Mario!” “Eh?!” “No
è che stavo pensando… insomma… alla fine… voglio dire…
veniamo qui, facciamo i nostri pezzi, la gente applaude, ride,
qualcuno si diverte, ma poi… ma poi cosa resta?!” “Vuoi
dire dello spettacolo?” “Si,
dello spettacolo ma anche della vita.” “Non
ti capisco, cosa vuoi che resti?” “Volevo
dire cosa rimane alla fine, il lavoro, i figli, le donne? Cosa
rimane quando ti fermi?”. “Continuo
a non capire, comunque rimango io, una somma con i più e con i
meno, un’espressione con un risultato vicino allo zero”. “Si
vabbé… ma che risposte sono?!? Coca o aranciata?” “Aranciata…e
il cioccolato”. “E
i ricordi? Cosa rimane dei ricordi, dei rimpianti?” “I
ricordi… Mauro, i ricordi sono un passatempo, prima di
addormentarmi, la sera mi piace ricordare, come fosse una
ninna-nanna o un libro, i ricordi fanno dormire…è come se
contassi le pecore… e i rimpianti non esistono, sono noiosi, sono
cose che non hai fatto, che non sono mai esistite perché le hai
rifiutate, non ho rimpianti perché i rimpianti non si toccano con
la mano”. “Si
vabbé… io esco, vuoi il giornale?” “L’ho
già comprato, è sul tavolo della cucina” “Ma
per esempio, di tutte le cose che hai fatto, che ne so, gli studi,
il lavoro, un bel viaggio, una serata da brivido con una che ti
piaceva, alla fine se dovessi dire cosa ti è piaciuto… ma
piaciuto più di tutto cosa risponderesti? Ci sarà un ricordo più
bello degli altri?”. “Ma
niente, cosa vuoi ricordare, ti ricordi l’ultima cosa che hai
fatto, l’ultima azzera tutte le altre, è come una partita di
calcio, puoi giocare male per novanta minuti ma se segni nel
recupero ti sembra che tutto sia andato bene e se perdi al
novantesimo tutto quello che hai fatto non serve a un cazzo”. “Ho
capito! Allora basta un colpo vincente alla fine!”. “Io
non ho capito perché continui con queste domande, un bel ricordo,
il colpo vincente, cosa ti rimane di quello che hai fatto, cosa vuoi
che rimanga, che colpi vincenti vuoi che ci siano, non c’è nessun
colpo vincente, niente ricordi, niente rimpianti, non ho capito
perché vuoi a tutti i costi cercare qualcosa di grande, tutto
quello che facciamo sono cosette, va un po’ bene e un po’ male,
siamo tutti mediocri e anche un po’ annoiati”. “Si
vabbé, io vado, ci vediamo domani, in giornata ti chiamo”. “Io
torno a letto, ho un po’ di mal di testa, mi sa che mi sto
beccando l’influenza”. “Mario?!?” “Eh…” “No
niente… buonanotte…”
MI
SENTO PIU’ VIVO di
Leonard Toma
Chi
si chiede se il mare dividerà
non
cerca nel buio la
verità un
amante sincero ti
prende e ti lascia la
natura è così oo
proprio così E
la su ooo mi sento più vivo nel
vento dei sogni che io vivrò da
giorni da giorni ho un mondo che vola e
sento che oggi io ce la farò poi
ti chiedi se il mare è
libertà e
nei giochi dell’acqua io
mi guarderò perché
tutto è chiaro io
ce la farò la
natura è così oo proprio così E
la su ooo mi sento più vivo nel
vento dei sogni che io vivrò da
giorni da giorni ho un mondo che vola e
sento che oggi io ce la farò
QUEL CERTO NON SO CHE’di
Mauro Righi Chi
mi legge la mano Come
fa a capire da che parte ho tirato la vita analizzando
le rughe della pelle L’assurdo
accavallarsi di rette e venuzze La
morbidezza di un palmo che non ha mai lavorato Dove
legge il mio destino? Magari
avessi uno specchio per vedermi fra trentanni Io
non mi ci immagino nemmeno A
invecchiare su una panchina Coccolare
i nipoti Smaniare
per una colombaia accanto a lei Io
voglio invecchiare solo Come
Alberto Sordi O
non invecchiare mai Come
Dorian Grey Io
voglio entrare nel mito Magari
con i capelli un po’ tinti Con
un sorriso finto Con quel certo non so che
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