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LA
LUCE SPORCA DEL MATTINO
Cristina
venne a svegliarmi con un piccolo bacio e con la dolce apparizione dei
suoi seni pallidi attraverso l'ampia scollatura della camicetta.
"Ciao, devo andare al lavoro, in cucina c'é la colazione, se vuoi
puoi farti una doccia, quando te ne vai chiudi la porta e lascia le chiavi
alla portinaia"
"Ma che ore sono?" domandai io mezzo rincoglionito.
"Le dieci meno un quarto"
"Ma porca putt..." lei lavorava in banca, iniziava alle dieci.
Io invece avrei dovuto iniziare alle otto e mezza. Mi scaraventai fuori
dal letto arrancando nudo per casa alla ricerca dei vestiti. Poco dopo,
senza ricordarmi come, mi ritrovai seduto dietro il volante della mia
vecchia Ford irrimediabilmente bloccato nel traffico.
Fumavo una sigaretta dietro l'altra tutto concentrato nel tentativo di
guadagnare preziosi centimetri d'asfalto e pensando a quanto ero stato
poco romantico nello scaraventarmi bestemmiando fuori dal letto nudo come
un verme. Non era giusto nei confronti di Cristina che era stata così
carina a lasciarmi dormire e a prepararmi la colazione. Questo contribuiva
a farmi ricordare quanto può essere triste e dura la realtà della vita
di tutti i giorni rispetto a poche e gloriose giornate che si possono
vivere forse solo una decina di volte nella vita. Cercai di fare il conto
di quante ore della mia esistenza avevo passato divertendomi, oppure
facendo qualcosa di bello e interessante, e quante invece avevo sprecato
lavorando come un mulo o rimanendo bloccato nel traffico a respirare
nicotina e smog. Mi incazzai come una belva quando arrivai alla
conclusione che forse i momenti belli della mia vita erano stati solo un
dieci percento del suo totale. Come dire che se vivrò fino a settant'anni
(ma non ci conto molto) me ne sarò goduti solo sette.
La mia mente viaggiava all'interno di questi calcoli e all'improvviso mi
ricordai una frase, non so chi l'avesse detta o dove l'avessi sentita.
Diceva così: "Come mai un orgasmo dura solo quattro secondi mentre
invece la sofferenza può durare tutta la vita?". Quella massima mi
sembrava talmente intelligente che la volli scrivere sul cruscotto vicino
alle parole di un amico che con un pennarello rosso aveva scritto:
"La vita é meravigliosa, non sai mai se muori o no". Mentre mi
accingevo a tramandare ai posteri la mia massima, notai proprio sopra
l'interruttore del lunotto termico, una piccola falce e martello con una
data. Era quella della sera precedente, anche Cristina aveva voluto dire
la sua.
Già, Cristina, la sua mania per la politica mi faceva sorridere, eppure
mi sorpresi a pensare a lei come alla mia ragazza. Come se ormai tutto per
noi fosse già scritto e ci attendesse un futuro insieme. In fin dei conti
ci conoscevamo da poche settimane e la notte precedente era stata l'unica
che avevamo passato insieme. La cosa mi faceva un pò paura, ma non potevo
fare a meno di pensare che tutto ciò era meraviglioso. Addosso sentivo
ancora il suo profumo ed avevo ancora le labbra umide dei suoi baci.
Eppure tutto era già passato ed era stato registrato nella memoria come
ricordo. Ricominciava, al posto del sogno, la triste vita di tutti i
giorni.
E a rimettermi davanti alla dura e cruda realtà ci pensò uno dei tanti
spettri che popolavano i miei incubi notturni e diurni, uno dei miei
persecutori terreni che mi aspettava come un falco sulla porta
dell'ufficio sottoforma di un corpulento e barbuto omone incazzato nero.
Era il mio titolare un ex malavitoso Siciliano che per reciclare un pò
dei soldi sporchi guardagnati con furti ed estorsioni aveva messo in piedi
una società edile di cui io ero l'improbabile ragioniere.
"Buongiorno, ben arrivato - disse sarcastico sfoderando lo stesso
sorriso che probabilmente soltanto pochi anni prima utilizzava per
rapinare le banche - ma dove cazzo sei stato?!" continuò.
"Scusami Luciano, c'era un traffico della madonna, poi sai che soffro
d'insonnia, la notte dormo poco e la mattina faccio fatica a
svegliarmi" sfoderai l'abile scusa con la stessa faccia con cui
probabilmente anni prima il cassiere che lo guardava alzava le mani e
consegnava il denaro.
Ma lui era imperturbabile, dritto e impettito sulla soglia sporse il suo
faccione butterato verso il mio e mi sparò diritto in faccia il suo
tremendo alito e la sua sagace risposta:
"A me non me ne frega un cazzo se la notte non dormi, la mattina alle
otto e mezza devi essere qui, non ci sono remissioni di peccati per
nessuno, tu sai che ti voglio bene, che siamo amici, ma se mi girano i
coglioni ti lascio a casa"
Era comprensivo Luciano, e sopratutto raffinato nei modi e forbito nel
parlare, mollò un paio di scurregge e mi diede l'elenco delle cose da
fare, poi uscì per andare a giocarsi ai dadi lo stipendio mio e dei due
operai. Per quanto mi riguarda presi con la mia solita flemma l'elenco che
mi aveva consegnato e senza neanche leggerlo lo misi sopra gli
innumerevoli promemoria dei giorni e delle settimane precedenti, poi come
al solito tirai fuori la mia armonica ed attaccai a suonare.
Purtroppo concentrarmi mi risultava difficile, pensavo continuamente a
Cristina mettendo ancora una volta a dura prova la mia mente ed il mio
equilibrio che forse troppo a lungo sollecitati da alcolici e nicotina
iniziavano a vacillare sotto il peso di atroci dubbi. In una relazione che
sta per iniziare questi sono i dubbi del "...e adesso cosa succederà?"
Con la testa fra le mani, lo sguardo perso oltre la finestra, una
sigaretta pendula tra le labbra mi imposi una fredda analisi della
situazione.
1- Cristina é una ragazza libera ed emancipata, come non ne ho mai
conosciute, e questo per prima cosa mi imbarazza, poi mi fa sentire
impotente e non ultimo mi fa pensare che molto probabilmente io mi sto
creando un sacco di problemi che lei non si pone minimamente.
2- E se per lei fosse stata una cosa senza importanza, se per lei la
nostra serata fosse stata semplicemente del sesso fine a se stesso...No,
non ci posso credere, siamo solo noi uomini che viviamo il sesso in questa
maniera, per le donne (almeno per la maggior parte di esse) il sesso
viaggia in parallelo con l'amore.
Cazzarola ero già arrivato a questi ragionamenti, pensare che questo tipo
di preoccupazioni dovrebbero venire ai ragazzini, a trent'anni non sono più
naturali. E' uno strano animale l'uomo, passa metà della sua vita a
cercare la donna ideale, e l'altra metà ad averne paura. Era la prima
volta che conoscevo una ragazza come Cristina e per tutta la vita avevo
aspettato di incontrarne una così, e adesso che ci ero finalmente
riuscito avevo paura, avevo paura di lei e di ciò che sarebbe potuto
accadere.
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