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L'uomo che cammina sui pezzi di vetro

Per quanto si sforzasse non riusciva ad abituarsi all'idea di rimanere ogni mattina incastrato in qualche ingorgo a guardare sempre le stesse case grigie. Questo finiva per ricordargli che ormai Milano gli era entrata dentro perché viveva, pensava, parlava e scopava anche da Milanese. E come ogni Milanese che si rispetti guardava in alto in cerca della Madonnina, a volte per bestemmiarci contro e stramaledirla, altre per avere la conferma di essere ancora vivo. Sapeva di trovarla lì, magari un pò sbiadita dalla smog ma sempre bella e commuovente con la sua alabarda spaziale in mano. Ogni volta tratteneva a stento la commozione e per un attimo si sentiva felice di trovarsi sotto la sua aletta protettrice da Gig Robot. Vorrebbe anche guardare più in alto, dove dicono che ci sia un'altra Madonna, e forse anche un Dio, ma Milano non glielo permette, il cielo è troppo basso. Deve accontentarsi di osservare il gioco di ombre e luci tra guglia e guglia, delle espressioni da impiegati postali delle statue di cui prova ad immaginarne i dialoghi che per semplicità si traduce dal Milanese antico all'Italiano moderno.
"Allora come va?" dice un santo qualsiasi al suo vicino di guglia
"Abbastanza bene, hai visto che traffico della Madonna c'é stamattina"
"Calma, non nominare il nome della principale invano, lo sai che si incazza"
"A già scusa, ogni tanto mi dimentico, sai la vecchiaia, e poi sti maledetti piccioni che continuano a cagarmi addosso mi fanno innervosire"
"A me lo dici, pensa che quest'anno mi hanno già pulito tre volte e sono ancora tutto nero"
E così via, giorno dopo giorno, aggrappate alle loro guglie a ripetere la vita come una lezione di verbi irregolari. Giorno dopo giorno più o meno sempre uguale. Eppure proprio oggi che sembrava una giornata simile a tutte quelle prima si accorse di qualcosa di nuovo, di strano. Era un puntino un pò più piccolo, un pò più nero degli altri, era un uomo. Un uomo seduto con le gambe penzoloni sul cornicione del Duomo. Incurante del traffico accostò immediatamente parcheggiando proprio sotto un divieto di sosta grosso come una casa.
"Presto, presto, c'é un uomo che si vuol buttare, presto chiamiamo i pompieri" grida correndo dritto verso il Duomo rivolgendosi all'uomo vestito da uscire seduto dentro il botteghino (che poi non ho mai capito perché si chiamano uscieri; se stanno all'ingresso non dovrebbero chiamarsi entrieri?). L'uomo in divisa scosta appena lo sguardo dalla "Gazzetta dello Sport" e lo guarda come se si fosse presentato con un dito infilato nel culo.
"Non mi capisce quando parlo, ho detto che c'é un uomo che si vuol buttare?!?"
"Da dove?" dice la divisa girando pagina
"Come da dove?, da sopra, da dove vuole che si butti da sotto?!?"
"Mi faccia vedere, non é che si é sbagliato" disse uscendo sul marciapiede. La sagoma umana in mezzo alle altre di marmo era ancora lì e guardava verso di loro.
"Allora lo vede, avvisiamo i Vigili si o no, faccia qualcosa!"
"Non é affar mio, io sono pagato per fare i biglietti mica per salvare la gente!" così dicendo gli voltò le spalle e ritornò dietro la sua postazione a controllare i risultati del Totogol.
"Ma lei é pazzo, un uomo sta per uccidersi e lei legge il giornale?"
"Gliel'ho già detto, non é tra le mie mansioni, i sindacati parlano chiaro, devo limitarmi a quanto menzionato nel contratto collettivo di lavoro, salvare la gente non è tra i punti dell'elenco"
"Ho capito, mi faccia passare, ci penso io"
"Prima fa il biglietto, poi vado dove vuole"
Simone allunga al folle diecimilalire e senza neanche attendere il resto si scaraventa su per le scale sbucando proprio dietro le spalle dell'uomo dove una piccola folla di Giapponesi stava fotografando la scena. Si avvicinò lentamente, ma prima di essere raggiunto l'uomo si voltò verso di lui dedicandogli un disarmante sorriso.
"Ma cosa fa qui?... venga via é pericoloso"
"No, si sbaglia, é molto più pericoloso là sotto, qui si sta bene, prego si accomodi, venga qui con me, prima di saltare gradirei fare quattro chiacchiere con lei"
Simone si arrampicò sul cornicione sedendosi vicino all'aspirante Icaro.
"Piacere Ragionier Bordoni, ma lei può chiamarmi Carlo, anzi forse é meglio che iniziamo a darci del tu, tanto arrivati a questo punto é inutile fare dei formalismi"
Simone allungò la mano balbettando il suo nome e guardando incredulo ora la strada ora il suo nuovo amico.
"E' piacevole stare qui non trova, e così bello tutto questo, io e lei, sul tetto di Milano che godiamo insieme questi ultimi attimi della mia vita."
"Non le sembra... anzi non ti sembra che sia un posto un pochino insolito per parlare, non é meglio che scendiamo in un bar e parliamo con più calma, magari prendiamo qualcosa" disse rabbrividendo alla vista dei passanti piccoli come piccioni.
"Non sarebbe lo stesso, vedi caro amico, qui sei costretto ad ascoltarmi e non solo, sei obbligato a dirmi le cose giuste, perché se dici qualcosa di sbagliato io potrei buttarmi di sotto... sono due ore che me ne sto qui a cercare di fare un riassunto della mia vita, ce l'ho tutta davanti come un film... il problema é che mi annoio, non é stata poi così eccezionale..... mettiti a tuo agio che te la racconto... la vuoi una sigaretta? - Simone fece cenno di no, Carlo invece ne accese lentamente una, poi aspirandola forte continuò il suo racconto - ho quarantadue anni, faccio il ragioniere, non sono sposato... con le donne non ho mai avuto troppa fortuna, la mia vita é stata assolutamente monotona... così sono salito quassù, pensa come sarà incazzato il mio capo che oggi non sono andato al lavoro... ma che mi frega tanto fra un pò mi butto di sotto e allora basta con tutto, niente più lavoro, niente più capi, niente di niente, solo un piccolo grido prima di toccare il marciapiede e poi basta, solo la morte...."
Simone lo guardava guardare nel vuoto con una vuota espressione di compiacimento sul volto e tutto gli sembrava ancora più assurdo, ascoltava ogni parola cercando qualcosa di intelligente da dire per tirare fuori tutti e due da quella situazione assurda ma non gli veniva in mente niente, in testa aveva solo una gran confusione. Si sentiva impotente.
"Vedi mio caro, io lo so che stai pensando a qualcosa da dire per farci scendere da qui il più presto possibile, ma non c'é nulla da fare o da dire per farmi cambiare idea, la vita mi é diventata insopportabile, sorridere al mio capoufficio é diventato un incubo, ho voglia di smettere con tutto questo... e tu non riuscirai a fermarmi per il semplice fatto che la pensi come me" e così dicendo gli mandò un'occhiata piena di malinconica complicità che improvvisamente li fece sentire grandi amici.
"Già forse é così" si lasciò scappare Simone sospirando ed evitando intenzionalmente di incrociare lo sguardo di Carlo.
"Forse dovresti saltare anche tu" disse quest'ultimo guardandolo dritto negli occhi.
"Cosa?? ma tu stai scherzando, avanti piantala di dire cazzate, scendiamo di qui, ci infiliamo in un bar, ci sbronziamo e vedrai che ti sentirai meglio"
"E' così allora che guarisci le pene della tua anima, ubriacandoti come un marinaio"
"Meglio la Cirrosi Epatica che spetasciarsi sul marciapiede"
"Già, ho capito, meglio morire lentamente poco alla volta di piccoli dolori quotidiani che tutto d'un colpo fracassandosi il cranio sull'asfalto, non ti capisco… pensare che quando ti ho visto ho creduto che la pensassi come me, mi ero sbagliato, sei come gli altri, non sei capace di scelte estreme e coraggiose"
"Forse ci vuole molto più coraggio ad alzarsi dal letto tutte le mattine che decidere di farla finita in un colpo solo" disse Simone con orgoglio.
"Cazzate, luoghi comuni, non accetto che l'ultima conversazione della mia vita cada in queste stupide banalità, quelle lasciale dire a quei burattini che passano sotto di noi… guarda ci sono i vigili attorno alla tua macchina, mi sa che chiameranno il carro-attrezzi, ti conviene andare giù, ritornare alla vita, dimenticarti di quello che ti ho detto e ricominciare a vivere"
"Io scendo solo con te"
"Ti sei innamorato?" gli chiese Carlo lusingato per l'interessamento dimostrato dal suo nuovo amico.
"No, non sei il mio tipo, mi dispiace, il fatto é che sono una specie di paladino della giustizia, difensore dei deboli e degli oppressi, quindi ho deciso di fare la mia buona azione quotidiana salvandoti la vita"
"Ti ringrazio per l'interessamento, ma ormai non ho più bisogno di essere salvato, é tardi, ho già deciso... "
In quel momento un vigile arrivò alle loro spalle.
"Quella Ford blu é di uno di voi due?" disse seccamente.
"E' la mia" rispose Simone
"Bisogna che viene giù a spostarla, altrimenti gliela devo portar via"
"Ma scusi, non nota qualcosa di strano?"
"Se vuole dirmi che sta tentando di salvare un uomo a me non interessa, quello che interessa a me é che mi sposti al più presto l'auto"
"E' assurdo, qui c'é un uomo che si vuole uccidere e lei viene fin quassù a dirmi di spostare la macchina, non le sembra ridicolo, avverta qualcuno e portiamo questo pazzo giù di qui, poi penseremo anche all'auto"
"No, prima sposta la macchina, poi si vedrà"
"Non ci penso nemmeno, io da qui non mi muovo"
"Come crede, le farò una bella contravvenzione, buongiorno" e così dicendo sparì giù per le scale.
"Non avresti dovuto farlo, ora ti porteranno via l'auto, dove é finita tutta la tua razionalità?"
"Ma é assurdo, un uomo sta per morire e loro continuano a fare come se nulla fosse"
"E' normale, la gente muore ogni giorno, anche mentre noi stiamo parlando ci sono persone che muoiono e altre che soffrono"
"C'é però anche qualcuno che in questo momento sta facendo qualcosa di bello… che ne so… ci sarà anche qualcuno che sta facendo l'amore"
"Il tuo ottimismo mi imbarazza - ridacchiò Carlo - comunque se cerchi di aiutarmi stai sbagliando argomento, anche dal punto di vista sessuale la mia vita é un fallimento, non mi ricordo nemmeno più l'ultima volta che ho fatto l'amore... non c'é più niente che può farmi tornare la voglia di vivere... peccato, proprio adesso che stavamo diventando amici"
"Ti prego pensaci bene, anche io ti sento amico, non ti abbandonerò, potremmo vederci ogni volta che vorrai, ti farò conoscere i miei amici, ti presenterò delle ragazze.."
Ma ora Carlo lo guardava con gli occhi di chi ha già preso una decisione e vuole portarla fino alla fine.
"Scusi signoli volevo chiedele coltesia, aspettale a buttalsi, volele fale foto del salto, ma no adesso, no buona luce, aspettale un pochino" disse un Giapponese con tre macchine fotografiche appese al collo.
"Ma che cazzo dici, vai via prima che ti metto le mani addosso" disse Simone talmente incazzato che per poco non perse l'equilibrio e non cascò di sotto.
Toshiro (in Giappone si chiamano tutti così, l'ho imparato dai cartoni animati) lo guardò stizzito, fece una trentina di inchini poi andò verso un gruppetto di Samurai e Geishe anche loro attrezzati di una dozzina di macchine fotografiche.
"Lui non volele, lui mandato me a fale in culo, occidentali semple nelvosi, semple incazzati" disse al resto del gruppo che dopo una ventina di inchini a testa si girò a fotografare un cestino dell'immondizia.
"Povero Simone, quando imparerai che non bisogna mai stupirsi dell'egoismo umano, quando imparerai che ormai alla morte siamo talmente abituati che non ci facciamo nemmeno più caso... pensaci, tutte le sere guardiamo il telegiornale, quanti morti vediamo, dieci, quindici, venti, cosa vuoi che sia un uomo che si lancia dal cornicione e si butta nel vuoto, loro volevano solo una bella foto da far vedere agli amici, forse in una situazione simile anche tu ti saresti comportato così?"
"Ma cosa stai dicendo, io? Non ne sarei mai capace"
"Ah si, dimenticavo che tu sei il paladino della giustizia, il difensore dei deboli e degli oppressi.... guarda, é arrivato il carro-attrezzi, ti stanno portando via la macchina.... hai visto cosa succede a chi fa delle buone azioni... facciamo così: io mi butto di sotto, loro si distraggono, tu vai giù e ti riprendi la macchina... che ne dici?"
Ora Simone aveva paura, aveva capito che faceva sul serio e che da un momento all'altro si sarebbe buttato lasciandolo lassù da solo. In effetti Carlo si sporse più del necessario e per un attimo sembrò che stesse per farlo, furono secondi interminabili ma poi si voltò.
"Aspetta un momento, adesso si fa interessante, lo vedi quel ragazzo, quello alto, coi capelli biondi, la valigetta... lo vedi, vedrai che adesso ci vede e viene su anche lui"

...Era un'altra delle solite giornate in cui con l'umore sotto i piedi e la voglia di vivere di un'aspirante suicida attraversavo la città per andare in ufficio. La strada era un pò lunga e mi annoiavo, neanche il carro attrezzi del comune che stava portando via un'auto in divieto di sosta aveva attirato per più di quindici secondi la mia attenzione. Che palle, sempre le solite case grigie, i soliti muri grigi, le solite persone grigie, il solito cielo grigio, meno male che c'era la nostra bella Madonnina con la sua alabarda spaziale a proteggerci. Un pò grigia anche lei per via dello smog ma sempre bella e commuovente con tutto intorno le statue dei santi sulle loro belle guglie. Trattengo a stento la commozione e mi sento quasi felice di essere qui, piccolo Milanese schiavo della sua grande città, schiacciato dall'ombra dell'imponente edificio di marmo fatto di sogni, guglie e bestemmie di muratori. Eppure quel giorno, tra la quarta e la terza guglia mi sembrava di vedere qualcosa di nuovo, di strano, c'erano due puntini un pò più neri degli altri, i loro occhi mi fissavano. Cazzarola, erano due uomini. Mi scaraventai verso l'ingresso. "Presto, presto, ci sono due uomini che si vogliono buttare, chiamiamo i pompieri".
L'uomo in divisa sembrava più scocciato che stupito, discostò per un attimo lo sguardo dal giornale e mi guardò compassionevole.
"Aridaglie, un'altra volta, non sono qui per salvare la gente, quante volte lo devo dire, se vuole seguire gli altri due matti non ha che da fare il biglietto e salire anche lei, via, via si sbrighi che c'ho da lavorare, posso mica star qui a dar retta a tutti io!!"
Allungai un deca al pazzo e inziai a correre su per le scale, al secondo piano i due sembravano aspettarmi.
"Buongiorno" dissero in coro, l'uno stupito l'altro cordiale, "Prego si accomodi" aggiunse quello cordiale. Non ci capivo più niente, avevo il cuore che mi rimbalza nel petto e la testa che mi girava.
"Ma che cosa fate qui, é pericoloso"
"No, anzi é molto bello, prego si unisca a noi, io mi chiamo Carlo e lui é il mio giovane amico Simone" mi disse quello cordiale facendo cenno di sedermi in mezzo a loro proprio sul bordo del cornicione.
"Sedermi li', ma voi siete fuori, soffro di vertigini, mi viene da vomitare solo a pensarci, perché non ce ne andiamo tutti e tre in quel bar là sotto a bere qualcosa?"
"Eccolo qui, un'altro come te Simone, mi sono sbagliato ancora, anche lui é una persona banale incapace di grandi gesti" disse Carlo deluso.
"Ma che cazzo vi siete fumati tutti e due, piantatela e venite giù di lì" dissi io indispettito senza mollare la mia postazione vicino alle scale.
"Forse il nostro nuovo amico ha bisogno di qualche spiegazione, devi sapere che questa mattina anziché andare in ufficio come faccio tutti i giorni da oltre vent'anni, ho deciso di salire quassù per fare un piccolo resoconto della mia vita e quindi buttarmi di sotto sfracellandomi in mezzo ai passanti, solo che mentre me ne stavo qui, é arrivato lui, abbiamo chiacchierato per qualche ora... ne sono successe di tutti i colori eppure abbiamo trovato il tempo di diventare amici… poi, ecco che arrivi tu, ti vedo camminare lentamente guardandoti intorno e capisco che anche tu sei uno di noi e difatti sei arrivato sin qui, ascoltando il richiamo della malinconia… eppure nonostante tutto non sei pronto, come il mio caro amico, ad un gesto grande ed estrerno."
"Per te un gesto grande ed estremo é buttarti di sotto?" gli domandai.
"Tu come lo chiameresti sennò"
"Io lo chiamerei una gran cazzata" gli risposi ridendo.
Carlo sembrava riflettere, prese una sigaretta e ne offrì una anche a me. Aspirammo forte, lui guardando lontano, io guardando lui.
"A cosa stai pensando?"
"Alla vita"
"E poi..." gli chiesi aspettandomi chissà quali riflessioni filosofiche.
"Sto pensando che si é fatto tardi ed é meglio che me ne torni a casa, mi staranno aspettando… stavo scherzando, non ho mai avuto l'intenzione di buttarmi, mi sentivo solo, nessuno mi dà mai retta, neanche mia moglie, allora mi é venuta l'idea di salire quassù e vedere se avrei attirato l'attenzione di qualcuno, poi é arrivato Simone ed abbiamo chiacchierato ed é stato bello, poi sei arrivato tu, ma ho iniziato ad annoiarmi, siete così monotoni e prevedibili, comunque grazie della compagnia, spero di rincontrarvi in circostanze migliori" e così dicendo ci strinse calorosamente la mano, smontò giù dal cornicione e tornò alla vita.
"Ma pensa te - mi fa Simone seriamente deluso - sono stato qui tutta la mattina ad ascoltarlo e lui se ne va così?"
"Preferivi che si buttasse di sotto?"
"Certo che no... però... bho... forse mi ero un pò affezionato, mi ero appassionato alla sua storia, eravamo diventati amici… ora lui se ne é andato ed io non so nemmeno come rintracciarlo... chissà cosa pensava veramente, forse voleva buttarsi per davvero, poi l'ho convinto a non farlo e si è inventato quella scusa per andarsene senza perdere la faccia... o forse ha fatto tutto sto casino solo per parlare con qualcuno... o forse é un pazzo scappato da qualche manicomio..."
Detto questo iniziò anche lui a guardare un punto fisso dentro l'orizzonte, un tremore gli fece vibrare le spalle. Furono attimi di silenzio lunghissimi, si voltò piantandomi addosso lo stesso sguardo di disperazione che avevo visto poco prima negli occhi di Carlo. Il labbro inferiore gli tremò un po'. Stava per iniziare a piangere.
"Sai una cosa, forse Carlo aveva ragione, la vita non é poi così tanto bella"
Non aggiunse altro, si rigirò per guardare ancora l'orizzonte grigio, allargò le braccia come un airone. Un attimo dopo il suo sedere si alzava dal cornicione e prima che riuscissi a fare qualcosa, vidi la sua ombra svanirne dietro. Nemmeno un urlo, solo un colpo secco sul selciato, un urto sordo. Tutto finito. Simone adesso é solo un corpo informe coperto da un lenzuolo chiazzato di sangue. Attorno a lui Vigili, Pompieri, Carabinieri, infermieri, camerieri, passanti, impiegati, assicuratori, puttane, ladri, ferrovieri, io. Tutti lì a chiedersi chi era, che cosa faceva, perché l'aveva fatto. Oggi il giornale gli ha dedicato un trafiletto intitolato: "GIOVANE SI SUICIDA LANCIANDOSI DAL DUOMO IGNOTE LE CAUSE DELL'INSANO GESTO". Ignote le cause dell'insano gesto, e se dietro ad ognuno di questi "insani gesti" ci fosse Carlo e la sua malinconia. Se dentro ognuno di noi ci fosse un piccolo Carlo che insinua sani dubbi esistenziali nelle nostre coscienze. Chissà dov'é Carlo adesso, forse é proprio qui seduto alle mie spalle mentre sto per scrivere la parola fine a questo racconto.

 

 

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