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SENZA
STORIA
Oggi
é una giornata come tante altre, senza storia, senza inizio né fine.
Non ho voglia di essere o di esserci. Non ho voglia nemmeno di lavorare,
ma siccome devo giustificare alla mia azienda il fatto che il mio nome
é scritto sul loro libro paga, gironzolo un pò per il centro visitando
di tanto in tanto qualche cliente. Sono giusto arrivato davanti al
"Butterfly Center", un grande e rinomato centro estetico mio
cliente che deve fare un ordine. Ho giusto il tempo di dare uno sguardo
frettoloso alle vetrine di una libreria prima di infilarmi giù per le
scale di questo costosissimo regno di bellezza. Sui gradini in marmo
tirati a lucido dai prodotti che gli ho venduto io, incrocio un paio di
fotomodelle strafighe che contrastano con la bruttezza imbarazzante
della tardona appostata dietro il banco della reception. I suoi modi di
fare mi ricordano una vecchia maîtresse di bordello di cui mi parlava
sempre mio nonno.
La poveretta é tutta impegnata a far finta di essere ancora giovane a
suon di chili di trucco. Sotto l'impalcatura di correttore per occhiaie
e di cerone mi saluta seccatamente come sempre, poi chiama al telefono
il mio interlocutore che come al solito mi farà aspettare venti minuti
prima di spuntare, bello come Apollo ed abbronzato come Martina Luter
King, dalla porta del suo ufficio.
Nel frattempo mi accomodo sui divanetti di vimini sprofondandoci dentro
con tutto il corpo ed iniziando ad osservare la gente che entra ed esce.
Tutti gli iscritti di questo centro sono miliardari e incazzatissimi,
appena entrati hanno subito uno scambio di sguardi incazzosi con la
megera della reception che li saluta a grugniti. I più arditi (o forse
i più miliardari) rispondono a vaffanculo di sguardi. L'atmosfera
sembra persino tesa. Mi aspetto che da un momento all'altro qualcuno
salti di là del bancone e acchiappi per la gola la vecchia baldracca.
Chissà cosa avranno tutti quanti da essere così incazzati. Forse perché
spendono delle cifre paurose per venire qui a farsi trattare a pesci in
faccia.
Ma poi chissenefrega a me interessa soltanto che sporchino i pavimenti e
che si puliscano il culo (ebbene si, vendo anche carta igienica). Sono
qui per questo, e non per scrivere un trattato di sociologia. Però ora
la cosa si fa interessante, da una porta che non avevo mai visto prima e
che non so dove conduce, arriva l'aiuto receptionist. Se non ricordo
male si chiama Titty o Lilly o Milly, o qualcosa del genere e a parte il
nome da pornostar é proprio una bella ragazza. Si differenzia dalla
megera perché, essendo più giovane e più audace, salta i grugniti e
manda direttamente a cagare i clienti che entrano. Ogni volta che vengo
qui la guardo e la riguardo perché nonostante mi stia parecchio sulle
palle la scoperei volentieri. Ovviamente la Titty o la Milly o quello
che è, non appena sente i miei occhi puntati sulle sue curve si gira
verso la megera e grugnisce qualcosa. Ma io non mi stanco di osservarla
mandandole dei messaggi telepatici: "Mi stai sul cazzo ma ti
scoperei… mi stai sul cazzo ma ti scoperei… mi stai sul cazzo ma ti
scoperei..." e via così. Ad un certo punto dal suo sguardo pieno
di odio credo di essere riuscito a trasmetterle qualcosa, ma subito mi
accorgo che é lo stesso sguardo che dispensa ad un altro cliente che é
appena entrato. Non c'é niente da fare, non le piaccio, mi odia come
tutti gli altri.
Ma oggi non mi può ferire, perché oggi mi sembra che tutto sia
perfetto, anche la malinconia. Si perfetta, bella, rotonda come una
palla di cristallo. Rotonda come le palle che mi sono rotto. La
malinconia, una palla di cristallo piena di merda che un giorno o
l'altro esploderà e obbligherà tutti noi ad imparare a volare.
In questa ultima settimana c'é stato un numero impressionante di
suicidi, non essendo il periodo di Natale e nemmeno quello del 740 la
cosa mi stupisce. Mi stupisce meno quando scopro che sono tutti giovani
fra i sedici e ventisette anni. Mi stupiscono invece i commenti della
gente, degli amici e dei genitori che si strizzano il cervello per
domandarsi cosa sia scattato nelle loro menti. Ma io lo so, gli é
scoppiata la palla di cristallo e loro non sapevano volare.
E proprio mentre ci penso, Titty o Milly o Genny o come cavolo si chiama
mi sta osservando tutta bellona e fighettosa da dietro il banco che
delimita il suo territorio. Chissà cosa farà lei quando la sua piccola
palla di cristallo piena di merda scoppierà?
Certo, adesso mi guarda e sorride e forse starà pensando vedendomi
scribacchiare sul mio block notes: "Ma che cazzo avrà da scrivere
quel pirla?"
Ti rispondo subito, scrivo di me e di te. Scrivo di niente.
Assolutamente niente. Scrivo di palle rompendomi le palle.
Ma adesso lei mi sorride o sogghigna mentre alzo lo sguardo per cercare
l'ispirazione nei suoi occhioni incazzosi azzurro mare. Rispondo al suo
sorriso con un mio personale ghigno e poi continuo a scrivere di tutto
questo niente che ci circonda e di tutte le palle che ci portiamo
appresso e penso che sia un peccato che non voglia venire a letto cone
me perché abbiamo un sacco di cose in comune.
Ogni tanto lei si gira. Mi guarda. Grugnisce.
Io alzo gli occhi. Sogghigno. Non ho più niente da dire. Passo e
chiudo, ma prima controllo.
La mia palla é ancora intatta, anche per oggi mi sono salvato.
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