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LO
SQUALO
Ogni
sera, prima di infilarmi sotto le lenzuola a fare la nanna, mi piace
fare un resoconto della giornata. Un riassunto piccolino solo per sapere
se ho speso bene una frazione del tempo che ho passato su questa terra.
Oggi é stata una buona giornata, non mi posso lamentare, ho lavorato in
affiancamento con un nuovo collega. Un personaggio incredibile, pieno di
se ed orgoglioso della sua professione e di se stesso.
A mezzo giorno, abbiamo pranzato insieme in una bettola per camionisti.
Lui si é piazzato davanti a me ed ha iniziato ad ingozzarsi come un
maiale traboccando sicurezza di sé e soddisfazione personale. Io, quasi
imbarazzato da quei discorsi che neanche riuscirei a pensare riferiti a
me stesso lo guardavo sperando che si azzittisse o almeno che qualcosa
gli andasse di traverso. Mi sentivo il suo fiato sul collo, sentivo i
suoi occhietti da squalo che mi tagliavano a fette la psiche. Sentivo la
sua arroganza che lo faceva scoppiare dalla voglia di dirmi le tre cose
che pensava di me: "coglione, coglione, coglione".
E mentre io imbarazzatissimo mi trinceravo dietro un ostinato silenzio
ed un calcolato atteggiamento da intellettuale scazzato alle prese con
la sua insalatina. Lui divorava una bistecca da quattro chili, parlando
con sempre maggiore enfasi e spalancando la bocca carnivora fino a farmi
vedere il bussolotto marrone formato dalla bistecca masticata mischiata
alla saliva.
Ogni tanto sentivo anche gli sguardi degli altri commensali puntati sul
nostro tavolo. Erano tutti intenti ad ascoltarlo parlare di se, tutti
con la stessa frase stampata nello sguardo: "Ma guarda che due
stronzi, senti come se la tirano".
E lui che non la pianta mai ed io che penso: "ma che cazzo ci ho a
che fare io con questo qui? ma che cazzo ci ho a che fare io con tutti
quanti voi? ma che cazzo ci faccio qui?".
E alla fine per sopravvivere alla noia disconnetto i padiglioni
auricolari ed inizio a pensare ad altro. Altro in questo caso é una
ragazza dai capelli ricci che abbiamo incontrato proprio questa mattina
in un bar. Ripenso al suo sorriso bello e spontaneo con un fondo di
piccola, sottile disperazione quotidiana assunta poco per volta a goccia
a goccia come la Novalgina.
A te bella morettona vanno i miei pensieri, fuggendo da questi discorsi
che non m'interessano, si tuffano nei tuoi occhioni marroni dove trovano
un po' di conforto e comprensione. Chissà se qui ci fossi stata tu,
chissà di cosa avremmo parlato. Forse insieme avremmo cercato il
coraggio di affrontare la vita o il modo di non viverla più.
Ma intanto lo scellerato continua a parlarmi e a guardarmi con la sua
faccia da squalo. Parla talmente tanto che le sue chiacchiere
m'impediscono di continuare a pensare, allora mi rassegno ad ascoltarlo
lasciandomi trascinare di palo in frasca e facendomi stuprare dal suo
lessico a base di "so tutto io".
Forse avrei dovuto dirglielo che mi stava rompendo i coglioni ma non ne
trovavo il coraggio. Presi la scusa della pipì per starmene qualche
minuto chiuso nel cesso a riflettere sul senso della vita. Su questa
vita che mi sta sempre un po' stretta, su questa vita che é come una
coperta corta che non riesce mai a coprirti tutto. Poche soddisfazioni.
Tanti problemi. Un collega palloso.
Eppure chiuso nel cesso di questa bettola fetente di periferia mi sento
bene. Finalmente solo eseguo un paio di respirazioni yoga e mi sembra
quasi di raggiungere il Nirvana. Lascio passare ancora qualche minuto
poi visto che ci sono piscio veramente e ritorno verso la mia
persecuzione.
Eccolo lì il mio carnefice, aggrappato alle sottane di una cameriera
che spara delle cazzate paurose nel tentativo di fare colpo. La scena é
penosa. Mi vergogno per tutti e due. Per me e per lui. Scambio
un'occhiata di scuse con la malcapitata che mi ricambia con la stessa
espressione che doveva avere Giovanna D'arco sul rogo.
"Tieni prendi il tovagliolo, hai un po' di bava agli angoli della
bocca" gli dico allungandogli il pezzo di stoffa.
Lui capisce e si offende, la ragazza, tra l'altro nemmeno molto bella
sghignazza e approfitta subito per andarsene. Mi sento in colpa, ho
ferito il suo orgoglio di playboy e di squalo. Forse ho esagerato, non
siamo neanche in confidenza. Purtroppo é una delle mie caratteristiche
quella di esagerare e di far incazzare subito la gente ma non riesco a
tenermi a freno... e la situazione era troppo invitante... e poi tutto
sommato se lo meritava.
Ad ogni buon conto finalmente si azzittisce e posso godermi in pace
almeno il caffè e la sigaretta. Ovviamente lui da buon rompicoglioni
non fuma e inizia a tossire appena mi vede prendere il pacchetto dalla
giacca. Io me ne frego, anzi, dopo aver acceso la sigaretta ed essermela
tirata con gusto cerco di mandargli in faccia più fumo possibile, non
smetto nemmeno quando lui diventa blu e simula una crisi polmonare.
Poi quando sono sicuro che i suoi polmoni sono diventati neri almeno
quanto i miei, chiedo il conto, paghiamo e usciamo e per il resto del
pomeriggio l'ex squalo ridotto ormai ad alborella mi tiene il broncio e
fa' la faccia offesa. Parla solo per fare qualche battutaccia o per
sminuire le mie idee o il mio modo di lavorare. Io non colgo le
provocazioni e lui s'incazza ancora di più.
Ma poi, dopo che ci siamo salutati e mi trovo solo sulla strada del
ritorno ci penso mi sento un po' pirla… forse mi sono soffermato
soltanto alle prime apparenze... magari ho sbagliato nel giudicarlo...
forse mi sono perso la possibilità di farmi un ottimo amico...
Ma poi ci penso bene e mi accorgo che sto mentendo a me stesso e che la
realtà é che non me ne frega un cazzo perché in fin dei conti la mia
natura di uomo del 2000 mi obbliga ad essere un po' cinico con i miei
simili. Soprattutto se sono pure un po' stronzi.
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