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OH
WHEN THE SAINTS GO MARCHING IN
“Oh
Abbassai il finestrino per annusare il profumo del vento e per godermi
quella sottile sensazione di libertà che tutto ciò può dare. Mi
sentivo un po’ come Elwood Blues, lo smilzo dei Blues Brothers.
Intorno a me la malinconica periferia di Milano. A ricordarmelo non
erano soltanto i lenti e sbuffanti autobus dell'ATM ma anche le tristi e
sgangherate prostitute di colore che battevano in questa zona.
Attraversare la città in certe ore della notte passando proprio in
mezzo alle loro sagome tristi e alle loro ombre proiettate sui
marciapiedi mi faceva sempre scivolare nella malinconia.
Senza il solito traffico caotico e senza il via vai dei passanti Milano
sembrava vuota, abbandonata, fragile e insicura proprio come le donne da
marciapiede che in quelle ore sostituivano per numero e professione le
donne che di giorno andavano a fare la spesa..
Rallentai per guardare negli occhi la mia città e le sue puttane,
e non so perché, ma nella mia mente cercai di sovrapporre l’immagine
che avevo davanti a quella della Sunset Boulevard di New York, dove le
lucciole segnano il territorio sulle stelle di cemento autografate
dalle star. In Italia e le poverette non hanno nemmeno
questa piccola soddisfazione. Da noi “le regine della notte” segnano
il territorio come meglio possono, generalmente utilizzando i
riferimenti urbani a loro disposizione. Cosicché tanto i
contenitori della raccolta differenziata quanto i monumenti di interesse
nazionale vengono di notte trasformati in altrettanti punti di
riferimento per prostitute e travestiti. Irreparabilmente chiuso nella
mia anima e nella mia auto, continuavo ad osservarle rallentando sempre
più il ritmo della notte per guardarle meglio. Ho sempre amato le
loro figure tristi, i loro sorrisi pieni di doppi sensi e di sufficienza
ed ho sempre avuto un grande rispetto ed una grande stima per la loro professione.
Anzi a dire il vero provo molta più simpatia per una puttana
che per un commercialista. Non mi stancherei mai di guardarle sculettare seminude
sul marciapiede cercando di immaginarmi la loro vita.
Intanto se pur intervallata dalle mie riflessioni sociologiche la mia meta si
stava avvicinando rendendo il panorama sempre più pittoresco. Sullo
sfondo iniziava a fare capolino bella e fatiscente la stazione
ferroviaria di Lambrate che di giorno era sempre
affollata di studenti e pendolari, la notte invece, diventaca il
regno di baldracche, travestiti, spacciatori e malviventi di ogni
genere. Riconobbi la via in cui ero diretto dal gran numero di uomini
soli che passeggiavano circospetti con le mani in tasca. Svoltai e
parcheggiai calandomi completamente nella zona di operazioni di un’altra
chicca notturna della Milano bene. Proprio qui c’era il
“quartier generale” nonché luogo d’incontro di tutti i pederasta
più sfegatati. A pochi passi dalla stazione avveniva la loro
trasformazione da assicuratori, impiegati, commercialisti
a maniaci sessuali adescatori di ragazzini. E’ qui che si radunavano
per organizzare i loro convegni amorosi e per mettere in
pratica ogni genere di sodomia.
Purtroppo seduto da solo in macchina sembravo proprio uno di loro. Venni
assalito dal terrore
di essere rimorchiato da qualche omaccione baffuto di novanta chili.
Accesi nervosamente l’ennesima sigaretta e per non attirare troppo
l’attenzione spensi la radio. Preso il coraggio a due mani, scesi
dall’auto e con passo felpato e fondoschiena rivolto
contro il muro iniziai a cercare il citofono a tastoni.
Vi do atto che la cornice che delimita questo racconto è un pochino
squallida con i pederasta che continuavano a
girarmi pericolosamente attorno, le puttane e tutto quanto il
resto, ma lasciatemi dire che lei era bellissima. Rimasi
quasi senza fiato quando la vidi sbucare dal portone. Credo di aver
provato più o meno la stessa sensazione che deve aver
provato il Botticelli quando ha visto uscire la venere
dall’ostrica. Nel mio caso però la venere mi venne
incontro con una buffa e coloratissima camicia indiana, pantaloni
neri attillati e un bel paio di anfibi da Marines che le
conferivano quel tocco di femminilità in più. Si avvicinò
coi suoi passi lenti e ovattati e mi appiccicò al cuore quel suo
sorriso scazzato che mi faceva impazzire. Nelle mani teneva una
bottiglia
“Questa l'ho presa per te”. Era Pina Colada.
Per prima cosa analizzai la bottiglia con occhio da intenditore, poi
avvolsi la ragazza fra le braccia per manifestare la mia felicità. A
questo punto ci fù la delusione generale dei pederasta. Uno di loro
appallottolò e poi gettò via il foglietto su cui si era annotato
il mio numero di targa. Probabilmente gli serviva per rintracciarmi
e rimorchiarmi con più calma. Chissà forse voleva solo
spedirmi un mazzo di fiori, oppure voleva farmi il mazzo e
basta. Comunque non avevo il tempo di pensare alla bella storia
d’amore che avrebbe potuto nascere, dovevo concentrarmi su Chiara e
capire cosa significava quell’espressione di disgusto che era apparsa
sul suo volto. Cosa stava succedendo, forse avevo l’alito cattivo?
Impossibile, la prova della mano a conchetta davanti alla
bocca aveva dato esito negativo, su queste cose sono scrupoloso,
l’idea che mi potesse puzzare l’alito quando baciavo una
donna mi terrorizzava.
Per fortuna fui subito tranquillizzato.
“Ma questa è la tua macchina?” domandò lei
scandalizzata alla vista della mia Ford Taunus seminuova di
quinta mano.
“Si, soffro del complesso del mito americano e della Cadillac,
ma siccome non me la posso permettere, mi sono comperato
questa, era quella che costava meno e che ci assomigliava di più”
gli dico io accarezzando con amore il cofano arrugginito.
Chiara controllò che la sua vaccinazione per l'antitetanica fosse
ancora valida poi si decise ad aprire la portiera e a salire in
auto. Mi sembrava sempre più bella. Stappammo la bottiglia e
ci scambiammo un brindisi.
“Dove ti porto di bello?” dissi accendendo una sigaretta.
“Ti va di fare un giro in centro?”
No, non mi andava, ma con lei sarei andato anche all'inferno.
Al sesto tentativo finalmente la vecchia Ford si decise a partire e con
lei che si sistemava i capelli guardando un pò schifata fuori dal
finestrino i pederasta che si inchiappettavano partiamo.
“Mettiamo un pò di musica” fa lei.
“Si, certo” dico io e Louis Armstrong ricomincia a
sparare i suoi mitici assoli di tromba, lei mi guarda con
aria di complicità, la musica le piaceva. “Vai Giuliano, il ghiaccio è rotto, stasera si tromba” pensavo dentro di me, anche se lei ora mi stava già mettendo in crisi; aveva iniziato a cantare con quella sua vocetta alla Janis Joplin e a spararmi nelle orecchie degli acuti vocali che prima d’ora avevo sentito fare solo da Cicciolina nei suoi film.
Nel tentativo di nascondere il mio turbamento facevo il coro imitando la
voce roca di Armstrong, in fondo non é poi così difficile basta
fumarsi quattro pacchetti di sigarette al giorno… © Righi Mauro © Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata. |