OH WHEN THE SAINTS GO MARCHING IN

  “Oh when the saints go marching in....” l’autoradio sparava a gran volume la voce roca di Louis Armstrong, le note della tromba vibravano e rimbalzavano contro i finestrini dell’auto che velocemente guadagnava metri di asfalto e di notte senza luna.   

  Il tentativo di tenere il ritmo della musica mi faceva aumentare progressivamente la velocità, con quel genere di canzoni e qualche pacchetto delle mie sigarette preferite avrei potuto guidare senza fermarmi per tutta la notte. Mi sentivo stranamente e inspiegabilmente felice, come trasportato attraverso la musica in tempi e luoghi passati, lontani, ma a me familiari.

   Abbassai il finestrino per annusare il profumo del vento e per godermi quella sottile  sensazione di libertà che tutto ciò può dare. Mi sentivo un po’ come Elwood Blues, lo smilzo dei Blues Brothers. Intorno a me la malinconica periferia di Milano. A ricordarmelo non erano soltanto i lenti e sbuffanti autobus dell'ATM ma anche le tristi e sgangherate prostitute di colore che battevano in questa zona. Attraversare la città in certe ore della notte passando proprio in mezzo alle loro sagome tristi e alle loro ombre proiettate sui marciapiedi mi faceva sempre scivolare nella malinconia.

   Senza il solito traffico caotico e senza il via vai dei passanti Milano sembrava vuota, abbandonata, fragile e insicura proprio come le donne da marciapiede che in quelle ore sostituivano per numero e professione le donne che di giorno andavano a fare la spesa..

   Rallentai per guardare negli occhi  la mia città e le sue puttane, e non so perché, ma nella mia mente cercai di sovrapporre l’immagine che avevo davanti a quella della Sunset Boulevard di New York, dove le lucciole segnano il territorio sulle stelle di cemento autografate dalle star. In Italia e  le poverette non hanno nemmeno questa piccola soddisfazione. Da noi “le regine della notte” segnano il territorio come meglio   possono, generalmente utilizzando i riferimenti urbani a loro disposizione. Cosicché tanto i contenitori della raccolta differenziata quanto i monumenti di interesse nazionale vengono di notte trasformati in altrettanti punti di riferimento per prostitute e travestiti. Irreparabilmente chiuso nella mia anima e nella mia auto, continuavo ad osservarle rallentando sempre più  il ritmo della notte per guardarle meglio. Ho sempre amato le loro figure tristi, i loro sorrisi pieni di doppi sensi e di sufficienza ed ho sempre avuto un grande rispetto ed una grande stima per la loro professione. Anzi a dire il vero provo molta più simpatia per una puttana che per un commercialista. Non mi stancherei mai di guardarle sculettare seminude sul marciapiede cercando di immaginarmi la loro vita.

   Intanto se pur intervallata dalle mie riflessioni sociologiche la mia meta si stava avvicinando rendendo il panorama sempre più pittoresco. Sullo sfondo iniziava a fare capolino bella  e fatiscente la stazione ferroviaria di Lambrate che di giorno era sempre affollata di studenti  e pendolari, la notte invece, diventaca il regno di baldracche, travestiti, spacciatori e  malviventi di ogni genere. Riconobbi la via in cui ero diretto dal gran numero di uomini soli che passeggiavano circospetti con le mani in tasca. Svoltai e parcheggiai calandomi completamente nella zona di operazioni di un’altra chicca notturna della  Milano bene. Proprio qui c’era  il “quartier generale” nonché luogo d’incontro di tutti i pederasta più sfegatati. A pochi passi dalla stazione avveniva  la  loro trasformazione  da  assicuratori, impiegati, commercialisti  a maniaci sessuali adescatori di ragazzini. E’ qui che si radunavano per organizzare  i  loro convegni amorosi e per mettere in pratica ogni genere di sodomia.

   Purtroppo seduto da solo in macchina sembravo proprio uno di loro. Venni assalito dal terrore di essere rimorchiato da qualche omaccione baffuto di novanta chili. Accesi nervosamente l’ennesima sigaretta e per non attirare troppo l’attenzione spensi la radio. Preso il coraggio a due mani, scesi dall’auto e con passo felpato e  fondoschiena  rivolto contro il muro iniziai a cercare il citofono a tastoni.

   Vi do atto che la cornice che delimita questo racconto è un pochino squallida con i pederasta  che  continuavano a  girarmi  pericolosamente attorno, le puttane e tutto quanto il resto, ma  lasciatemi dire  che lei era bellissima. Rimasi quasi senza fiato quando la vidi sbucare dal portone. Credo di aver provato più  o meno la stessa sensazione che deve aver provato  il Botticelli quando ha visto uscire la venere dall’ostrica. Nel  mio caso però la venere mi venne incontro con una buffa e coloratissima camicia indiana, pantaloni neri attillati e un bel paio di anfibi da Marines che le conferivano quel tocco di femminilità in più. Si avvicinò coi suoi passi lenti e ovattati e mi appiccicò al cuore quel suo sorriso scazzato che mi faceva impazzire. Nelle mani teneva una bottiglia

   “Questa l'ho presa per te”. Era Pina Colada.

   Per prima cosa analizzai la bottiglia con occhio da intenditore, poi avvolsi la ragazza fra le braccia per manifestare la mia felicità. A questo punto ci fù la delusione generale dei pederasta. Uno di loro appallottolò e poi gettò via il foglietto  su cui si era annotato il mio numero di targa. Probabilmente gli serviva per rintracciarmi  e rimorchiarmi con più calma.  Chissà forse voleva solo spedirmi un mazzo di fiori, oppure voleva farmi il mazzo e basta. Comunque non avevo il tempo di pensare alla bella storia d’amore che avrebbe potuto nascere, dovevo concentrarmi su Chiara e capire cosa significava quell’espressione di disgusto che era apparsa sul suo volto. Cosa stava succedendo, forse avevo l’alito cattivo?

   Impossibile,  la prova della  mano a conchetta davanti alla bocca aveva dato esito negativo, su queste cose sono scrupoloso, l’idea che mi potesse puzzare l’alito quando baciavo una donna mi terrorizzava.

   Per fortuna fui subito tranquillizzato.

   “Ma questa  è  la tua macchina?” domandò lei scandalizzata alla vista della mia Ford Taunus seminuova di quinta mano.

   “Si, soffro del complesso del mito americano e della Cadillac,  ma siccome non me la posso  permettere,  mi sono comperato questa, era quella che costava meno e che  ci assomigliava di più” gli dico io accarezzando con amore il cofano arrugginito.

   Chiara  controllò che la sua vaccinazione per l'antitetanica fosse ancora valida poi si decise ad aprire la portiera e a salire in  auto. Mi sembrava  sempre più bella. Stappammo la bottiglia e ci scambiammo un brindisi.

   “Dove ti porto di bello?” dissi accendendo una sigaretta.

   “Ti va di fare un giro in centro?”

   No,  non mi andava, ma con lei sarei andato anche  all'inferno.

   Al sesto tentativo finalmente la vecchia Ford si decise a partire e con lei che si sistemava i capelli guardando un pò schifata fuori dal finestrino i pederasta che si inchiappettavano partiamo.

   “Mettiamo un pò di musica” fa lei.

   “Si, certo” dico io e  Louis Armstrong  ricomincia  a sparare i suoi mitici  assoli di tromba,  lei mi guarda con aria di complicità, la musica le piaceva.

   “Vai  Giuliano,  il  ghiaccio è  rotto, stasera si tromba” pensavo dentro di me,  anche se lei ora mi stava già mettendo in crisi;  aveva iniziato a cantare con quella sua vocetta alla Janis Joplin  e  a spararmi nelle orecchie degli acuti vocali che prima d’ora avevo sentito fare solo da Cicciolina nei suoi film.

   Nel tentativo di nascondere il mio turbamento facevo il coro imitando la voce roca di Armstrong, in fondo non é poi così difficile basta fumarsi quattro pacchetti di sigarette al giorno…

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