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10 Ottobre 2017

Anche a Buddha piace il Blues é di nuovo disponibile sia in formato cartaceo che in formato Kindle. Acquistalo su Amazon!



15 Aprile 2013

Anche a Buddha piace il Blues é 10° posto della classifica degli ebook più venduti in Italia su iBookstore di Apple nella sezione Fiction e Letteratura.

10° posto

LA RECENSIONE DI CARLO CALLEGARI per SUGARPULP

Il blues è dolore, è uno stato d'animo, uno stile di vita.
Giuliano, milanese della Milano di periferia, è un bluesman trentenne alla ricerca di un posto nella società o forse, nel mondo intero. Quando incontra Claudia, cantante di notte e bancaria di professione, tutto sembra finalmente andare per il verso giusto. Ma quando la ragazza chiude d'improvviso la relazione, comincia la lenta discesa di Giuliano verso il Blues più profondo. Quel blues malinconico fatto di abusi d'alcool, di troppe sigarette e di domande troppo profonde per essere risolte.
Una lento lasciarsi andare fino a toccare il fondo, da dove, si sa, o si risale o si va incontro alla fine.
Leggere questo romanzo d'esordio di Mauro Righi è un po' come ascoltare un vecchio vinile. Solco dopo solco Giuliano ci accompagnerà nel suo mondo sempre più in bilico fra la lucidità e il sogno alcolico. Fra l'amore e la disillusione, fra la voglia di riscatto sociale  e istinti distruttivi. Un lavoro introspettivo ma anche di analisi della società moderna.
Chi ama il blues rischierà seriamente di immedesimarsi con alcuni stati d'animo del personaggio. Per chi non lo conosce, questo romanzo è una splendida occasione per affacciarsi ad un genere musicale che molte volte diventa un vero e proprio stile di vita.
Una frase significativa che molto mi ha fatto riflettere: "Milano ha due tangenziali, la est e la ovest. Puoi scegliere se andare al lavoro muovendoti verso destra o verso sinistra, in ogni caso si arriva sempre nello stesso posto, anzi non si arriva mai da nessuna parte perchè se continui verso est arrivi a ovest e se vai a ovest arrivi a est. Puoi continuare a girare per giorni interi e rimanere sempre negli stessi posti."
Questa è la Milano di Mauro Righi.

  
 

 

 

LA RECENSIONE DI SERENA ROSSI

 
Non so per quale motivo, ma quando ho trovato per caso il tuo libro sul web, l'ho voluto subito. Mi sono detta: "Cazzo, un uomo che scrive una storia d'amore con sottofondo il Blues?"... pensavo fosse stata una mia idea, invece mi avevi preceduto! E' arrivato stamane, sono andata a prenderlo di corsa e l'ho divorato in due ore. La prefazione mi ha fatto commuovere...non lo so perchè. Forse perchè è schietta e sincera, arriva dritta al cuore, come il Blues. E poi la storia mi ha sorpresa, non me l'aspettavo così. Mi piace come scrivi. E' tagliente, pungente, a volte crudo. Ma le tue parole sono anche molto fragili. Bellissimo. Mi è piaciuta molto l'idea che fosse una storia narrata da un punto di vista maschile. A tratti divertente, i dialoghi realistici (es. il dialetto romano di Alberto! Fantastico), a tratti malinconico al punto da svuotarti l'anima quasi. C'ho ritrovato molti stati d'animo e molte sensazioni che anch'io ho vissuto e che anch'io ho immortalato con la penna sul mio libro, impressionante! Un incontro di breve durata che ti sconvolge la vita, la riempie e poi la svuota, te la strappa e ci si pulisce le scarpe sporche sopra. L'euforia dell'illusione e la consapevolezza che è stata solo un'illusione. L'isolamento interiore, le cazzate fatte per non ascoltarsi, perchè se ti ascolti, scopri che è un Inferno. La vita che va a rotoli. Il male che fai a chi ti sta accanto in un modo o nell'altro. La paura. Di amare. Il terrore. Che le cose non cambino più. La rabbia che sanguina, ma combatte. E poi la rassegnazione. Il vuoto dell'assenza. Tutto perde colore, meno una cosa: il BLUES, che non ti lascia mai solo. La fuga da te stesso, per scoprire che da te stesso non ci scappi, nemmeno dopo dieci anni. Insomma, l'ho apprezzato molto.
Grazie per averlo scritto. Mi ha fatto star bene leggerlo e scoprire che in fondo, nelle nostre "sfighe", non siamo poi così soli :-):-)! E vedere come il Blues, riempie tutto ciò che sembra vuoto...solo con una manciata di note! Che incanto.


 

LA RECENSIONE DI MARY NICOLE

Se anche a Buddha il Blues non piacesse chissenefrega. A noi piace. Ogni nota risuona nell’esofago mentre deglutisco saliva e mi appassiono alle vicende di Claudia e Giuliano, Alberto e Simona. Vi sono tanti piccoli personaggi che fanno da sfondo, creano la cornice appropriata per un innamoramento lampo degno dell’omuncolo sognatore, Giuliano. E assistono alla delusione più sfrenata operata dalla più cinica e stronza, la finta alternativa, banchiera e carrierista Claudia.

Lo sfondo è Milano, una Milano pregna di lavoro nero, falso misticismo, nevrosi, alcool e solitudine. Una Milano che inghiotte persone come Simona venuta da Messina, che per amore di Giuliano perde il suo sorriso, ma non la sua bontà e ingenuità. Milano che ospita individui con scopi diversi, ma li accomuna tutti sotto la pallida stella del Blues, con il suo malinconico narrare la vita.

Un libro a tratti comico, a tratti divertente e dissacratore, in cui il serio si mescola al grottesco e al faceto, in cui impera il poster con il faccione del Che e la pila di cd e vinili. Tra fiumi di birra, cocktail pazzeschi e atmosfere notturne Giuliano decide di andare, di partire per altri luoghi. Il viaggio come via per ritrovare se stessi e, nel momento in cui si trova nuovamente di fronte Claudia, scappare di nuovo. Ma sarà davvero una fuga?

Sconsigliato: a chi ha smesso di bere e fumare da poco, a chi ha pensieri suicidi, a chi cerca delle risposte nella vita.


LA RECENSIONE DI ELDA RIGHI

OK, OK, è colpa mia lo ammetto. Se ora avete tra le mani un piccolo libro denso di fumo, birre e parecchie cazzate... è colpa mia... Mauro, da piccolo, era il mio Cicciobello e mi è caduto parecchie volte. Il risultato sono stati prima i suoi racconti, poi le sue poesie, infine i suoi giringiro sulla tangenziale. Dovrei chiedere i diritti d'autore a pensarci bene. Comunque torniamo al libro. E' un libro scritto di pancia. Sono certa che spesso fosse anche piena di birra. Ma il risultato è sorprendente. Ho visto mio zio, suo padre, un uomo serio e sempre composto e misurato, emozionarsi alla presentazione di questo libro. Ad un certo punto mentre Mauro leggeva mi ha anche detto: MA DA DOVE E' SALTATO FUORI QUELLO LI?!?! IN FAMIGLIA NON MI RICORDO UN ARTISTA...DAVVERO NON ME NE RICORDO...

Non riusciva a capacitarsene. Un libro che riesce ad emozionare una roccia come mio zio Carlo, beh deve essere per forza speciale. E già questo è un punto a suo favore. Vuol dire che può piacere alla gente semplice, e raggiunge il cuore di chi a volte non ha tempo di leggere e di tuffarsi nelle storie d'amore degli altri... sia pure scritte. Questo libro ti prende dalla copertina. Tu sei li... che cammini per la libreria e te lo ritrovi in mano. Che ti piaccia Buddha o meno, che ti piaccia il Blues o meno, che ti facciano cagare o meno tutte e due abbinati... anche solo per curiosità lo prendi e lo leggi. E ti ritrovi nel mondo di una persona che quasi assomiglia al tuo vicino di macchina mentre la mattina sei in coda in tangenziale... oppure al disperato che parla biascicando al barista la sera tardi quando vai a bere il tuo ultimo drink. C'è dentro la vita di Giuliano, uno che potrebbe essere un nostro amico...magari quello più strano.
Fa divertire...ma anche pensare.
ANCHE A BUDDHA PIACE IL BLUES può tornare utile per riflettere su quello che vogliamo, su dove siamo, cosa facciamo... magari ci fa decidere anche di mollare tutto e andare per la nostra strada... alla fine queste domande ce le poniamo tutti, chi più chi meno, almeno un paio di volte nella vita.
Si può leggere in metro, al parco, in treno, dal dentista..insomma dove cazzo vi pare... non è invadente.... prendetelo... vi farà compagnia. Buona lettura.

 


LA RECENSIONE DI LUCA CASADIO

 

Siamo in America, sul Sunset boulevard di L.A., a Chicago, o forse anche solo a Milano, affogati dall’alcool e dal fumo di mille sigarette. In ogni caso, c’è sempre della musica, anzi il Blues.
È il Blues il vero protagonista di questo romanzo, che da sottofondo musicale si fa figura, stile, modo di raccontare e di vivere gli accadimenti, sempre sballati e sempre sopra le righe.
E come accade nel Blues, la musica è più intensa quando c’è della tristezza nell’aria. Quando le emozioni si fondono al giro di chitarra o all’armonica di qualche assurdo cantante. Le note, allora, possono essere veleno e medicina, rabbia e dolore. Proprio come nel romanzo di Mauro Righi che da questo sfondo alcolico e fumoso fa emergere due strani personaggi:Giuliano e Claudia. Lui contabile di una società edile e lei impiegata di banca, comunista di Potere Operaio.
Entrambi cantanti di Blues, però. Una nota che li caratterizza e che li definisce, così uguali e così diversi. E come in ogni canzone Blues che si rispetti c’è sempre una separazione, un dolore.
Intorno a loro poi c’è una strana Milano. Una metropoli grigia che guarda all’America, che ascolta la musica statunitense e che vive il sogno yankee percorrendo le tangenziali che da ovest portano ad est, e viceversa. Inseguendo Kerouac, cercando Bukowski.
L’amore però dura solo una notte, una pagina. C’è un incontro e subito si è innamoratissimi. E il dolore, poi, è sempre massimo. Tutto viene consumato in un attimo, in un solo riff di chitarra.
La vita è bloccata, ferma. Una scena che si ripete, che gira a vuoto. E l’amore è solo un sogno che si può al massimo sfiorare. Il tutto condito sempre da tristezza e da qualche veloce ironia. Un mondo che unisce l’alcol, il fumo e il sesso alla serenità – solo cercata – della New Age. Buddha al Blues, per l’appunto.
Le ultime pagine ci mostrano i protagonisti più vecchi e più stanchi, ma sempre all’interno di in una crisi adolescenziale da cui non riescono a fuggire.

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA RECENSIONE DI AMEDEO ZITTANO (SPAGHETTI & BLUES)

Mauro Righi, classe ’74, nato in una periferica Milano tutt’altro che da bere, pubblica il primo dei suoi romanzi che aveva iniziato a scrivere nella seconda metà degli anni ’90 anche se, ad onor del vero, non è il suo primo lavoro letterario; “sulla strada” (giusto per parafrasare Jack Kerouac, uno dei suoi autori preferiti), ha scritto altri romanzi e un gran numero di poesie e racconti.
Nel 2005 Mauro fonda insieme ad amici attori, poeti e musicisti, gli O.P.M. - Organismi Poeticamente Modificati, un laboratorio che ancora oggi propone performance poetico musicali dal sapore provocatorio, come lo stesso nome suggerisce.
Il Righi è un artista completo in quanto non si cimenta solo in letteratura, musica e teatro, ma, giusto per concludere il suo “quadro”, è anche pittore (ma ovviamente per vivere in Italia fa tutt’altro lavoro…).

Il titolo e la copertina non rappresentano soltanto una brillante scelta di marketing (con il solo obbiettivo di catturare l’attenzione tra gli scaffali di una libreria o tra le pagine del web), Anche a Buddha piace il Blues mantiene infatti la promessa del contenuto assumendo così un ruolo da “trampolino” che permette al lettore di tuffarsi nelle profondità, se pur in chiave moderna, del pensiero filosofico dell’autore.

Ovviamente non vi anticipo la storia se non solo per alcuni particolari come la premessa, che sottolinea in modo scrupoloso (forse troppo) che tutti i fatti e i nomi sono inventati e puramente casuali… un caso? Beh, se l’obbiettivo era quello di lasciare il dubbio, nel mio caso è stato raggiunto in pieno perché, vi assicuro, il racconto rispecchia (almeno in parte) la storia che si cela nell’anima di tutti noi (musicisti di blues e non) e che, tranne in qualche rara eccezione, nessuno ha il coraggio di ammettere sino in fondo.

Un bluesman di periferia, il protagonista, incontra una cantante affascinante ed eccitante; un viaggio dove la partenza, incastonata in una Milano tanto squallida quanto adorabile, è solo un dettaglio che non si sa bene dove condurrà, ma che lascia chiaramente intendere che l’importante non è il traguardo ma il percorso intrapreso per raggiungerlo.
Il racconto è narrato in prima persona, Mauro intreccia sapientemente passione, erotismo, molto Blues, New Age. In alcuni versi assume toni satirici e dissacranti, come fossero confidenze tra amici al bar (magari sorseggiando una doppio malto fresca).
Il linguaggio è essenziale, poeticamente aspro e arricchito di strategici particolari che sembrano quasi voler esorcizzare ad arte una solitudine non necessariamente triste, non necessariamente negativa, proprio come Buddha a cui, ora ne siamo certi, piace il Blues...
Nell’ultima parte del libro, una sorta di “guida all’ascolto” suggerisce la colonna sonora ideale per questa lettura, rigorosamente blues!

 

 

LA RECENSIONE DI MARCO BEVILACQUA (PERIODICO ITALIANO)

Non c’è nulla di più espressivo del Blues nella musica! Solo grazie a quelle note è possibile curare le sofferenze e le pene impossibili. La prefazione è estremamente irriverente e diretta, senza mezzi termini o misure, così come Dio, o meglio, come Buddha comanda. Mauro Righi, l’autore, racconta del perché abbia scelto di messere “Buddha, le filosofie orientali, la meditazione e tutte quelle così lì un po’ New Age” e soprattutto perché il Blues: questo “è l’essenza della musica. Perché se pensate alla musica, a tutta la musica del mondo come a un albero, le radici e il tronco sono il Blues e i rami sono tutti gli altri generi musicali”.

Anche a Buddha piace il Blues narra della storia di un bluesman dei nostri giorni, che vive in una Milano dal “sole malato”, che canta e che non ha un lavoro stabile e abbastanza redditizio. Un disadattato, precario, nevrotico e alcolizzato che quando non dovrebbe mostra i lati peggiori di sé. Poi però ad un certo punto conosce una cantante, una certa Claudia che ascolta il meglio della musica, estremamente bella ed altamente sofisticata. Le sensazioni che vengono percepite lasciano pensare ad un brutto anatroccolo e alla bella principessa, forse un po’ troppo e ingannevole per lui. Tra mantra, musica e birrette, Claudia e Giuliano finiscono a letto durante una notte passionale sotto le note di Coltrane che quella notte ha suonato solo per loro.

Ma il bluesman, si sa, deve soffrire per poter suonare. Così arriva la batosta con quella semplice frase più ambigua che altro: “io ti voglio bene, posso dire che sei un ragazzo simpatico e che mi piaci, posso dire che siamo amici … ma non posso dire certo che ti amo… scusami”. Girando la pagina ci si sarebbe aspettata una reazione da coniglio da parte del protagonista e invece Giuliano, in un modo del tutto inaspettato, urla e si sfoga contro la donna che gli ha distrutto il cuore per sempre. Forse quelle sono le pagine migliori del libro! Neanche l’aiuto di una ragazza carina, Simona, vestita da cameriera riesce a distogliere il bluesman dal vuoto interiore che lo avvolge.

Infine il dolore prende il sopravvento, tutta Milano ricorda a Giuliano quella storia andata a finire male e decide di scappare, cambiando per quattordici volte nazione e paesini in cerca di una nuova vita per circa dieci anni. Ma il ritorno in Italia lo farà ritornare sui suoi passi poiché lo attende un incontro del tutto inaspettato. Giuliano rappresenta una sorta di alter ego di Mauro Righi: il bluesman ha solo la musica, cambia paesi per dimenticare, cambia donne per cancellare, ma rimane comunque solo e triste, perso nella sua solitudine emotiva; la vita dell’autore s’incrociò con quella di Giuliano ma prese poi strade totalmente diverse: quelle dell’amore e del blues.

 

LA RECENSIONE DI PAOLO SANTINI (BLUESTIME)

Cosa c'entra Buddha con il Blues? Non molto, in effetti! Nel suo romanzo di esordio, Mauro Righi, grande appassionato di blues (oltre che seguace e amico di Fabio Treves...), narra la storia di Giuliano, contabile di un'impresa edile condotta da un mafioso forse redento, che suona l'armonica in una blues band. Cerca nelle discipline orientali la via d'uscita dagli aspetti più “blues” della sua esistenza, tentando di fuggire dalla classica triade “Bacco-Tabacco-Venere” che lo sta portando alla rovina. L'incontro con Claudia, ragazza dallo spirito libero ed apparentemente rivoluzionario (la sua abitazione si trova il libretto rosso dei pensieri di Mao, i testi sacri di Marx nonchè l'immancabile effige del Che), scoprendosi poi dipendente bancaria (quindi, tutt'altro che rivoluzionaria...), lo segna profondamente, lasciandolo nel “Blues” psichico più profondo quando scopre che l'avventura di una notte non avrà alcun seguito. Inizia la discesa negli inferi di Giuliano, salvato dall'entrata nella sua vita di Simona, una simpatica e logorroica gelataia che, dopo essere andata a convivere con lui, perde la sua verve iniziale a causa dell'esistenza troppo Blues del neo-compagno, il quale pensa di lasciarla libera onde evitarle il suo stesso baratro. Dieci anni dopo... sorpresa finale.
Romanzo intriso di simpatico spirito umoristico, nel quale le tragicomiche vicende di Giuliano, perdente su tutti i fronti, ne fanno il nostro eroe. Originale l'accoppiata romanzo-colonna sonora proposta dall'autore, come accompagnamento di ogni singolo capitolo. Ecco quindi come la metropoli del nord viene cantata come “Sweet Home Milano”, inserendo un playlist di tutto rispetto (scusiamogli l'inserimento, anche se motivato, di “Se mi lasci non vale” di Iglesias, quale eccezione che conferma la regola).

  

LA RECENSIONE DI CAROLINA CARACCIOLO (NUOVA SESTO) 

Giuliano, appassionato Bluesman che ricerca nel buddismo una via di fuga dallo stressante mondo in cui sente di essere capitato, sfumazza sulla sua vita sgangherata e spesso ci beve sopra. Vive una storia, la sua, in cui Milano assume le sfumature e il fascino della notte e dove incontra Claudia, una donna dal sorriso perennemente scazzato che scatena in lui fantasie e tormenti. Quando due pezzi di vita si incontrano nella notte milanese quello che nasce può rivelarsi diverso da ciò che Giuliano, e anche i lettori, si aspettano, e provoca deliri di irriverenza in cui il protagonista si getta e trascina i malcapitati che gli stanno intorno. Amore, donne, amicizia, musica, alcool e sigarette in abbondanza sono gli ingredienti di questo breve ma intenso romanzo, che lascia sospesi fino all’ultimo, in un finale non scontato, e attraversa con la stessa ironia blues attimi di comicità e momenti di tristezza, come a dire che solo la musica può capire, entrare nelle vene e salvare l’anima perennemente tormentata dell’artista. La vita di Giuliano scorre attraverso la penna di Mauro Righi come il Mississipi e il Gange, i fiumi dei Bluesman e di Budda, o meno poeticamente come la tangenziale est e ovest di Milano: a volte scava nelle profondità del suo sentire, e a volte invece ci prende semplicemente in giro, con episodi esilaranti in cui ognuno di noi si sarà ritrovato almeno una volta nella vita. Per chi ama e odia Milano, chi adora o non conosce ancora il Blues, e soprattutto chi ancora non ha scoperto l’ironia scoppiettante di Mauro Righi.

 

LA RECENSIONE DI GIAN PAOLO GRATTAROLA (MANGIALIBRI)

Giuliano Roncati ha ventotto anni e vive a Milano. Durante il giorno svolge un lavoro precario e mal retribuito in un’impresa edile di proprietà di un ex malavitoso siciliano. Alla sera, invece, si esibisce in una piccola band in cui canta e suona musica blues, di cui è un devoto e appassionato cultore. Da un paio di anni pratica lo yoga e recita il mantra con scarsa convinzione, senza riuscire ad alleviare il proprio malessere esistenziale. Una condizione che lo spinge, sballato in mezzo ad altri sballati, a consumare dosi eccessive di alcol e a fumare infinite sigarette. Poi una sera l’incontro fatale con Claudia, tanto bella quanto spregiudicata, tanto idealista rivoluzionaria quanto bancaria ambiziosa, tanto pronta a trascinarselo a letto quanto a scaricarlo subito dopo, dichiarandosi innamorata di un altro uomo appena conosciuto. Deluso da una donna che non lo ha nemmeno illuso, piomba in uno stato di grave depressione da cui tentano invano di salvarlo Alberto e Simona, offrendogli rispettivamente un’occupazione più appagante e la manifestazione di un affetto sincero…
Eccentrico e stravagante, dannato e vulnerabile, Giuliano Roncati sembrerebbe uscito dalle pagine di un’opera di Charles Bukowski - indimenticato padre spirituale di tutti i loser della letteratura - se non fosse, invece, il protagonista del romanzo d’esordio del milanese Mauro Righi, scrittore con un’irrefrenabile vocazione per il blues e le filosofie orientali. Con roca elegia e disperato disincanto l’autore muove il proprio personaggio, vero e proprio alter ego, dentro il perimetro di una Milano tetra e malinconica. Un desolato spazio di esilio e di appartenenza, animato da un’angosciata oscillazione di vicende umane che sembrano destinate a restare appese al filo del tempo senza produrre un orizzonte di attesa. Narrato con una prosa pressante e disinvolta, tra ossessione e lucidità, speranza e rassegnazione, il testo ci consegna la storia tenera e insieme frustrata di un’esistenza scomposta e sregolata, che cattura piacevolmente l’attenzione del lettore. Peccato che il romanzo scivoli maldestramente verso un finale a cui avrebbe giovato qualche pagina in più.

 

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